Insospettabile punto nevralgico della movida notturna cittadina, la chiesa di Sant’Antonio da Padova, che di notte svetta austera sui tavolini affollati dai giovani, ha un fascino placido nella luce del giorno.

 

L’origine e l’anno della fondazione sono incerti: probabilmente risalente all’inizio del XIII sec. essa era inizialmente dedicata a S. Antonio Abate ma dopo la canonizzazione del santo avvenuta nel 1232, venne votata a S. Antonio da Padova ed affidata a frati conventuali minori. I francescani impreziosirono l’edificio con numerosi ampliamenti a cui dobbiamo il chiostro, il campanile ed il convento; fu così che il complesso divenne una delle primissime espressioni di architettura gotica in Campania.

Nel corso dei secoli successivi, sfortunatamente, l’intera struttura venne più volte danneggiata da terremoti, e vide una fase di declino prima nel 1810 con la soppressione degli ordini religiosi e poi nel 1980 quando fu ancora una volta sinistrata da un terremoto e riaperta al culto solo nell’86.

La facciata della chiesa si presenta priva di fronzoli, dalla tipica forma a capanna e si apre su un piccolo spiazzo.
La piazzetta, incorniciata da aranci, era divenuta in tempi recenti la nostrana versione del Ponte Milvio romano: Sant’Antonio da Padova è infatti anche protettore dei fidanzati e dei matrimoni, e molte giovani coppie avevano lasciato un lucchetto come promessa del loro amore eterno sotto gli attenti occhi del santo.
La tradizione è stata però, ahinoi, spezzata dalle cesoie del comune.

Varcando l’ingresso veniamo accolti da un’unica ampia navata completamente imbiancata, coperta da un soffitto a lacunari (copia di quello seicentesco) e chiusa da pareti prive di cappelle ma scandite da quattro coppie di lesene che a loro volta incorniciano tre altari per lato. Un grosso cornicione corre per tutto il perimetro interno effettivamente separando la zona inferiore da quella superiore traforata da finestrelle circolari.

 

La zona presbiteriale, più decorata, è preceduta da un arco trionfale a sesto acuto e, nella zona del coro, sormontata da una volta a crociera sottilmente costolonata. Sulla parete di fondo troviamo una grande trifora di circa otto metri di altezza raffigurante scene di vita di S. Francesco e Sant’Antonio, nonché gli stemmi dei francescani, mediante vetri policromi.

Alle spalle della chiesa è invece situato il chiostro gotico sorretto anch’esso da archi a sesto acuto dove però sono molto più evidenti i numerosi rimaneggiamenti cinque-seicenteschi; sul cortile interno insiste il campanile, danneggiato dal terremoto del 600 e mai ricostruito, risultato di un patchwork stilistico dove si osservano sia romanico che gotico.