Imponente, antico, contemporanea, come definire il complesso di San Lorenzo? Sicuramente può essere definita una struttura multifunzionale. La sua edificazione è avvenuta tra il 1000 e il 1030 per volere di una nobildonna normanna di nome Urrifredda.
Il complesso è chiamato “ad septimum” perché è situato al settimo miglio della città di Capua sull’antico percorso della via consolare campana. In origine fu un monastero benedettino e grazie alla sua collocazione al di fuori delle mura della città, offriva la possibilità di condurre uno stile di vita più sereno assicurando così la solitudine della regola benedettina “ora et labora”. Il cenobio però, conobbe un periodo di decadenza nel XV secolo, quando la sua reggenza venne affidata ai prelati che non conoscevano la vita religiosa, anzi vivevano lontano dal monastero che invece avrebbero dovuto governare. Momento di massimo declino fu però, quando nel 1456 il complesso di San Lorenzo venne colpito da un violento terremoto. Il sisma infatti, causò la distruzione del chiostro romanico e del transetto grande della basilica normanna. Questo periodo sfortunato per il complesso si concluse nel 1513, quando il monastero venne aggregato alla congregazione cassinese. Da questo momento in poi ci fu un profondo rinnovamento spirituale e culturale. Vennero costruiti i due chiostri, in particolare il chiostro grande, attorno al quale si distribuiva lo spazio per l’osservanza monastica: a nord la basilica a tre navate, il coro rinascimentale e le cappelle. A est la sala capitolare, l’archivio, la biblioteca, a sud, la cucina e depositi, a ovest il refettorio. Ai piani superiori il dormitorio e l’appartamento abaziale, attorno al Chiostro Piccolo la Forestiera per l’accoglienza. I lavori iniziarono nel 1513 e terminarono nel 1728 con il completamento della decorazione pittorica, degli altari e degli arredi sacri.
È in questo periodo che il complesso prenderà l’assetto che possiamo vedere oggi. Con il passare dei secoli però, la struttura non riuscì a resistere ai continui accadimenti e fu così che si arrivò alla sua definitiva rovina. Nel 1807, venne soppresso anche l’ordine religioso. Divenne prima sede del regio collegio per ragazze nobili “Casa Carolina”, poi un orfanotrofio militare ed infine oggi gran parte del complesso e il chiostro è sede della Facoltà di Architettura Vanvitelli. Il chiostro piccolo invece è parte della Basilica di San Lorenzo.
Attualmente, la facciata della chiesa si presenta povera eppure ogni tratto di mura, ogni solco è impronta di quel passato medievale misterioso e vivace. Il portale e l’intera facciata a capanna è tipica dell’impostazione romanica. L’ingresso è retto da due leoni stilofori in marmo i quali sono adagiati in posizione di riposo sul suolo sostenendo due colonne corinzie. L’arco del puntale poggia sulle due colonne, decorato da immagini di animali esotici, come mai? La donna e l’uomo del medioevo infatti, erano spinti a glorificare il creatore per le meraviglie della terra e un po’ come avviene oggi nei migliori musei in 3D. Chi entrava a San Lorenzo e partecipava alle liturgie, si pensi a quella di Pasqua, era accolto dalle luci calde di migliaia di candele che squarciavano il buio e dall’odore e dai versi di tutti gli animali che realmente erano stipati in gabbia lungo tutta la navata centrale.
Un’altra parola per descrivere san Lorenzo è vastità. Proprio la vastità dell’ambiente interno c’immerge in un’atmosfera semplice e profonda. L’interno della chiesa è a tre navate, scandite da pilastri collegati da archi a tutto sesto. Affascinante la decorazione in stucco, soprattutto dei capitelli e delle volute che ornano le volte e le cappelle. La volta del soffitto in legno in passato era retta da una foresta di colonne in fila e atte a formare la navata centrale e due più piccole laterali. Ancora oggi troviamo traccia di queste colonne per il reimpiego, esse sono inserite nei nuovi pilastri ben visibili. L’altare della chiesa ha una pavimentazione cosmatesca. Lo stile cosmatesco presenta una decorazione policroma caratterizzata dall’impiego di tessere o piccoli tasselli di marmo, granito o ceramica utilizzati per creare motivi geometrici. Tutti queste caratteristiche infatti sono motivi ricorrenti delle grandi basiliche medievali. La chiesa è dotata di un patrimonio artistico non indifferente, Parente ci segnala la presenza di un dipinto di Marco Pino da Siena e di Nicola Malinconico. Quello che rende affascinante la storia del complesso di San Lorenzo è il ritrovamento di una barca per la pesca, utilizzata dai frati fino a due secoli fa. La presenza del Planio, antico fiume campano, dimostra la ricchezza del territorio. Ad oggi il fiume è ormai prosciugato, vittima delle trasformazioni naturali. L’antica barca è oggi conservata nel chiostro della chiesa.











