La chiesa di Santa Maria a Piazza viene fondata – come la maggior parte delle opere religiose – in epoca Normanna. Sebbene siano del tutto assenti le fonti che ne attestino l’origine, possiamo tuttavia affermare che Santa Maria a Piazza è ad oggi la chiesa più antica presente nella contea di Aversa.

 

Santa Maria a Piazza è chiamata così perché anticamente fu sede di un mercato. Nelle vicinanze sono presenti il Castello Aragonese e il tribunale, che donano l’appellativo ad Aversa di “città del diritto”. Questa zona in passato è sempre stata attiva in ambito giuridico, tant’è che era presente un patibolo al centro della piazza stessa per giustiziare chi ritenuto idoneo a subire tale fine.

La chiesa subì nel tempo diverse modifiche e ampliamenti, raggiungendo lo splendore sotto l’influenza degli interventi Normanni e Angioini. Nel 1349 però, un terremoto causò danni all’edificio che venne di conseguenza restaurato. Una seconda fase di restauro avvenne con la diffusione dello stile Barocco, vennero infatti modificati alcuni elementi, come ad esempio il soffitto. Nel XVII secolo iniziò la fase di decadimento della parrocchia a causa della bolla papale di Clemente XI che nel 1715 incorporò tutti i beni della chiesa nel seminario da lui fondato e la parrocchia di Santa Maria a Piazza passò sotto la tutela del complesso del Carmine che la utilizzò come deposito di paglia delle truppe; fino a quando nel 1807 il complesso venne soppresso e la chiesa fu abbandonata per otto lunghi anni. Per volere del Sovrano di Napoli la parrocchia venne riaperta al pubblico.

All’interno della chiesa è spesso rappresentato San Leonardo, amore folle e Santo protettore dei normanni, ed è quasi sempre presente, in ogni affresco, la Vergine Maria, essendo una chiesa Mariana. La struttura di Santa Maria a Piazza è stata ruotata, tant’è che ora è rivolta verso il sorgere del sole, con il rosone che illumina l’altare e la navata centrale. Purtroppo, per un restauro eseguito non poco tempo fa, la chiesa è stata completamente ricoperta con dello stucco bianco, che rimpiazzò tutti i dipinti che decoravano la chiesa dal basso all’alto

La struttura della cappella originaria era in stile Romanico, fu poi ampliata e modificata per volere dei Normanni, aggiungendo alla navata centrale ben due navate laterali. Ad oggi la chiesa presenta tre absidi alla fine delle navate e l’abside centrale, quello più grande, è aperto da finestre strombate di tipo Romanico.
Da un punto di vista pittorico la chiesa ci presenta affreschi di grande valore per la storia artistica del mezzogiorno; nell’antica sacrestia abbiamo I DODICI APOSTOLI che si rifanno allo stile di Pietro Cavallini. Non meno importante fu il ruolo che la chiesa raggiunse intorno al 1300, divenne polo di scuola giottesca ospitando in loco anche il grande artista. L’opera più importante è la DORMITIO VIRGINIS del maestro Barrile di Napoli, uno dei discepoli principali di Giotto.

All’interno della Sacrestia, sul soffitto, sono presenti dei simboli ancora non decifrati. Gli studiosi aversani e non, hanno provato a dare una spiegazione a queste scritture, l’ipotesi più accreditata è stata ideata da Stelio Calabresi, che così li ha interpretati: “Gesù, figlio del padre, ha creato la terra e il cielo”. Si può tranquillamente affermare che la chiesa di Santa Maria a Piazza, oltre ad essere la più antica della città, è anche la più misteriosa.

Per lungo tempo la chiesa è rimasta chiusa per via della sua inagibilità. Durante le guerre mondiali venne usata come ripostiglio per il fieno, collegato al Complesso del Carmine, poco distante da lì. L’utilizzo improprio della chiesa costrinse il sacerdote dell’epoca, Don Pomponio, a trovare sedi alternative per celebrare la messa liturgica. I fedeli si trasferirono così nella chiesa di San Domenico, per poi passare al Complesso del Carmine, dal quale dovettero fuggire a causa della caduta del tetto. Inoltre, la leggenda narra di un tesoro scoperto durante la riapertura della chiesa, dopo le “catastrofi mondiali”, nell’attuale parcheggio di fronte all’entrata principale. Testimonianze narrano di un cofanetto prelevato dalla strada in ricostruzione e portato nella chiesa. Cosa contenesse quello scrigno non ci è dato saperlo.