Da più di vent’anni il Monumentale complesso si può considerare pressoché abbandonato nella maggior parte dei suoi locali. La sua originaria funzione, un lazzaretto (struttura dedita al soccorso dei lebbrosi) posto di fianco alla chiesa intitolata alla Maddalena rientrava nella politica di assistenza portata avanti dagli Angioini.

Nel 1420, in un clima di relativa pace nel Regno di Napoli, la struttura venne ceduta ai francescani.

Tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo si ebbero dei lavori di “ammodernamento” esemplificati nel grande chiosco e nella pianta della chiesa, la quale ancora oggi si presenta secondo i dettami del Concilio di Trento: navata unica e altari laterali, coeva alla chiesa dell’Annunziata. Come osservato dai quotidiani nazionali le opere delle sculture Giovanni da Nola di trovano in uno stato di totale abbandono, che ha portato al crollo del soffitto di cui resta solo la cupola. Esposte come sono all’incuria e al saccheggio dei vandali sono le sentinelle silenziose di un glorioso passato ormai quasi dimenticato.

Convento della Maddalena

Con l’arrivo dei francesi il complesso cambio nuovamente funzione per divenire nel 1813 il primo manicomio del Regno di Napoli. Sotto l’egidia napoleonica, agli albori dello stato moderno sorsero le Reali Case dei matti, l’abate Luigi Maria Linguiti ne fu il primo direttore. La sua “cura morale”, basata sul coinvolgimento degli internati in varie attività lavorative, venne lodata a suo tempo, lo zar di Russia, l’imperatore asburgico ed altri principi e nobili in visita nel Regno visitarono il manicomio, che per gli aversani conservò sempre il nome di Maddalena.

Lavorare nei campi, suonare uno strumento, recitare, attività naturalmente distinte a seconda della classe sociale di appartenenza oltre che per le patologie riscontrate. Non va dimenticato che gli anni centrali dell’800 furono quelli del “trionfo della borghesia”, ed ecco che i folli ricchi potevano disporre di comodità ben diverse, come la sala da biliardo o la biblioteca, il tutto pagato dai propri familiari, come se fosse una pensione. Lo Stato invece provvedeva alla retta dei folli poveri.

Va ricordato che ai suoi albori dalla corrispondenza tra l’abate Linguiti e il sovrintendente Zuorlo emerge la presenza di “partito di notabili aversani” ostili all’apertura di un manicomio fuori le porte della città. Ma una volta compresa la portata economica dell’indotto l’istituzione non venne più messa in discussione, anzi nel tempo furono disinnescati i tentativi di trasferire il manicomio in altre città, come Napoli ad esempio.

Alla metà del XIX secolo risale anche il progetto dell’architetto Nicola Stassano, che da nuova fisionomia al corpo principale, simbolo decoroso della città.

Nel 1913 a cento anni dalla sua apertura vennero inaugurati numerosi padiglioni che espletarono le loro funzioni fino al 1999, quando l’ASL dismise la struttura in conformità della legge 178 del 1980, meglio nota come Legge Basaglia.

Per molti anni il sito è rimasto completamente abbandonato, tuttavia ad oggi una piccola parte del corpo centrale è sede di un centro documentazione mentre un padiglione è stato recuperato ed ospita la fattoria sociale Fuori di zucca che si occupa del recupero di soggetti affetti da dipendenze e disabilità mentali.

Fatto assai interessante: a distanza di decenni la stessa terra un tempo coltivata dai folli dà i suoi frutti a coloro che nel lavoro ripongono le speranze di una nuova vita.

Parte a cura di AversaTurismo

Maddalena6La chiesa della Maddalena conserva l’impianto angioino con un’ aula a navata unica coperta a tetto e altari laterali, con l’aggiunta, durante lavori di ampliamento settecenteschi, di cappelle laterali. La navata si conclude con un breve transetto formato da due cappelle laterali e una terza, pressoché uguale per forma e dimensioni, ne costituisce il vano absidale. Su un alto tamburo cilindrico si erge la cupola, sormontata da un lanternino; il tamburo, impostato su quattro ampi archi a tutto sesto, collegati ad esso grazie a quattro pennacchi sferici è illuminato da otto ampi finestroni che danno luce alla zona presbiteriale. Gli elementi strutturali, archi, trabeazione e pilastri, sono realizzati in pietra lavica, quindi di colore grigio, risaltano in contrasto con il bianco dell’intonaco. La trabeazione, tangente agli archi in corrispondenza della chiave di volta, è caratterizzata da un accentuato chiaroscuro dovuto ad un evidente aggetto. La cupola presenta all’intradosso otto costoloni in piperno che formano una struttura Maddalena2ad ombrello. L’intero vano presbiteriale con le cappelle laterali e la cupola mostrano una ricercata soluzione nei rapporti geometrici delle varie parti, tipica dell’architettura brunelleschiana (Filippo Brunelleschi, architetto attivo a Firenze in epoca rinascimentale), non presente nelle altre chiese aversane. La navata è scandita dal ritmo alternato di lesene e archi a tutto sesto da cui si accede alle cappelle laterali. Nell’ordine superiore, in asse con le arcate, ampi finestroni illuminano il vano.  In seguito a lavori del primi anni del Settecento la chiesa fu sottoposta a trasformazioni che riguardarono, tra le altre, anche la realizzazione di una nuova facciata. Essa è formata dalla sovrapposizione di due ordini di lesene binate sormontate da cornici che, al primo ordine, inquadrano il portale di accesso e, al secondo ordine, un ampio finestrone: essa va a concludersi con un  timpano triangolare. Il portale consente l’accesso al vestibolo coperto con volte a crociera. Sul lato destro della chiesa il campanile resta l’unica testimonianza dell’antico aspetto originario.

Maddalena3All’interno della Chiesa sono presenti innumerevoli opere artistiche di inestimabile valore e bellezza: particolare rilevanza hanno le opere attribuite a Giovanni da Nola al secolo Giovanni Merliano detto il Marigliano (scultore e architetto attivo a Napoli nel XVI secolo) ma, secondo alcuni autori, potrebbero essere state realizzate anche da artisti della sua scuola. L’ancona dell’altare   maggiore mostra tre edicole: quella centrale, timpanata, è  scolpita con un gruppo figurativo in altorilievo con la Vergine e il Bambino circondati da angioletti, sovrastanti il modello della chiesa con la cupola e le lesene che ne scandiscono le facciate. Nelle nicchie laterali ad arco, sovradimensionate rispetto alle dimensioni del vano, sono presenti  le statue di San Pietro e San Paolo inserite tra due coppie di semicolonne ioniche.
Il sarcofago marmoreo di Paolo Lamberti fu costruito per volontà del fratello Pirro nel 1555. Su di esso è rappresentato “Il Lamberti che giace con in mano un libro aperto, forse un libro di preghiere” (Santagata). Il complesso marmoreo rivela un’espressività plastica notevole: la figura scolpita pare abbandonarsi dolcemente al sonno ed i panneggi si adattano verosimilmente alle forme corporee.
Sul lato opposto è presente il sarcofago marmoreo di Angelo Orabona, sul quale è inciso lo stemma del casale e, sullo schienale, il rilievo della Maddalena.

Vi sono testimonianze, inoltre, di un ricco patrimonio di tele e opere scultoree molte delle quali trafugate o in totale stato di abbandono.

Maddalena5    Maddalena8

Il chiostro rettangolare risale al 1430. Esso fu costruito grazie all’aversano Jacopo Scaglione, come testimonia “una preziosa iscrizione in caratteri gotici e che trovasi nel vestibolo a dritta tra il chiostro e la chiesa” (G. Parente). Fu successivamente ampliato dal  francescano Angelo Orabona, vicario generale, vescovo di Catanzaro, che vi aggiunse qualche corridoio interno ed il pozzo marmoreo al centro del chiostro. Come G. Parente ricorda:  “E’ fama che avesse qui dimorato buona pezza di tempo S. Bernardino da Siena: perciò che nel chiostro vi è un pozzo , non quel di mezzo fatto dall’Orabono, ma sì, l’altro, che per tradizione si addimanda tuttavia il pozzo di s. Bernardino”. La struttura del chiostro è realizzata con pilastri in pietra grigia (piperno) che sorreggono archi a tutto sesto. Il portico è coperto con volte a crociera interamente decorate con affreschi  raffiguranti  episodi della vita di San Francesco.

L’ospedale della Maddalena iniziò la sua attività di assistenza il 5 maggio 1813 (Parente), allocandosi nel Convento dei frati Osservanti di Aversa che accolse, però,  esclusivamente pazienti di sesso maschile. Le “donne matte”, infatti,  furono collocate nel soppresso Convento dei Cappuccini di Aversa, per decreto di G. Murat. Entrambe le Case dei matti erano ubicate nei pressi del centro della città  ma esterne ad esso.
Probabilmente a causa di un eccessivo sovraffollamento dei due complessi, fu necessario  ricercare ulteriori sedi-succursali: le strutture conventuali di S. Agostino degli Scalzi e il Convento di Montevergine, quindi, furono anch’esse destinate al ricovero e alla cura dei folli.
La prima struttura, chiamata in un successivo momento “Succursale Miraglia”,  iniziò l’ attività nel marzo 1837 e fu abolita il 30 settembre del 1941;  la seconda, invece, dal 1821 al 1912.  La dislocazione in tre sedi separate mise in crisi la gestione dei servizi sia di cura che di assistenza, anche a causa della distanza fra le strutture stesse e le difficoltà logistiche di viabilità presenti, all’epoca, soprattutto tra la Maddalena e il convento dei Cappuccini.

Dalle suddette difficoltà  nacque l’esigenza della costruzione di una Casa Centrale che fosse in grado di sopperire alle esigenze “dove i concepimenti della scienza medica stessero come norma dirigente delle costruzioni; e quel disegno fu (…) affidato all’architetto Nicola Stassano” (Parente op. cit.) che fu incaricato di redigere un Progetto di Ampliamento e Restauro del Real Morotrofio della Maddalena di Aversa e non solo di un edificio ex-novo. Per ragioni economiche il progetto prevedeva l’utilizzo quasi totale della struttura conventuale, determinando il mantenimento di un eccellente equilibrio proporzionale tra antico e nuovo, con l’articolazione della nuova fabbrica intorno a corti centrali porticate e prediligendo, quindi, la forma rettangolare per escludere a priori quella a raggiera. L’opera fu iniziata nel 1854 ma non fu mai conclusa e la sua parziale esecuzione è da ritenersi un’occasione perduta per il patrimonio architettonico della città di Aversa.

Biagio Miraglia, che diresse il morotrofio dal 1860 al 1869, censurò l’impostazione progettuale di Stassano, ritenendola inadeguata. La sua teoria assegnava all’architettura un ruolo decisivo per la cura e il trattamento psichiatrico così come sostenne nella elaborazione del Programma di un Manicomio Modello Italiano. Tali dettami furono adottati dallo stesso Ing. Stassano  che modificò il suo progetto precedente in funzione di essi. I loro intenti, però, naufragarono per l’eccesivo dispendio di risorse nella costruzione parziale del progetto dell’ingegnere, e di  conseguenza si abbassarono i livelli della qualità delle strutture di ricovero aversane.

Con la direzione di Gaspare Virgilio si manifestò un impulso innovativo mediante l’acquisizione di aree circostanti la sede centrale e con l’approvazione del Programma Medico per le nuove Fabbriche, a cui fece seguito un altro incarico all’ing. Stassano, per la redazione di un progetto tecnico di massima. Il progetto per  la costruzione di un comparto di fabbricati redatto dall’ingegnere fu approvato nel 1880 e inaugurato nel 1885, realizzando solo un quinto del programma originario di Virgilio. Agli inizi del ‘900 furono costruiti “due nuovi padiglioni isolati (…) costruiti col nuovo sistema del cemento armato”  (Cascella) per volere del direttore prof. Eugenio La Pegna.

Maddalena10Il complesso della Maddalena, attualmente reso inaccessibile dallo stato di avanzato degrado in cui vige, custodiva al proprio interno (come attestano innumerevoli fonti) opere d’arte di grande importanza ed interesse: l’interessante tela dell’Adorazione dei Magi (XVI sec.) del Negroni, San Pasquale di Balon (XVIII sec.) di O. Marchione, la cona dell’altare maggiore con il rilievo della Madonna col Bambino, una tavola seicentesca con l’Immacolata Concezione. Enumerare tutte le opere sarebbe lungo e, probabilmente vano: attualmente non è possibile conoscerne le condizioni o sapere se esse siano state trafugate o siano state distrutte dal tempo e dagli agenti atmosferici.

L’ospedale psichiatrico, insieme alla chiesa e al convento  della Maddalena e allo spazio verde è l’ennesima occasione mancata per la città di Aversa di godere di una testimonianza artistica e culturale, di un’ interessante opera architettonica che un attento restauro potrebbe restituire alla fruizione della cittadinanza, quale possibile destinazione a funzioni culturali o universitarie.